#100HappyDays

Fra tutte le mode del momento, proprio non sono riuscito a farmi catturare dalla social-mania: ogni tanto mi ricordo di postare delle foto su fotolog e instagram non lo uso più da svariato tempo, scrivo solo qualche stupido stato o, al massimo, condivido un link su fb, non c’ho nessun selfie, su ‘sto blog ci scrivo ogni morte di papa…

Però questa sembra carina: una sfida ad essere felici per 100 giorni consecutivi, o meglio a ricordare un momento del giorno in cui si è felici. 100 momenti di felicità per 100 giorni, da documentare con una foto.
Ennesima cacchiata?
Trappola becera per farti creare un account froont?
Altra forma di esibizionismo per gli amanti dello scatto a tutti i costi? (rigorosamente col cellulare)
Po’ esse, ma questa volta mi ci metto d’impegno, perché son sicuro di avere sempre dei momenti felici nella giornata (anche le peggiori) e per, magari, apprezzarli un po’ di più. O solo per ricordarli in seguito, quando rivedrò le istantanee.

Inizio da oggi (o meglio con un ricordo di ieri): con Vince e Andrea, dal Braciola, a mangiare una gricia salatissima, parlare di musica e pagare una fattura a quadrettoni…
…tanto per ben cominciare, ho dimenticato di fare la foto! 8P
Bhé, inutile pensarci ora, ci metto una foto di un po’ di tempo fa che ritrae gli stessi soggetti.
Per la gricia, non posso far nulla: non ne mangio da tempo immemore e, purtroppo, mi porta al triste ricordo di un caro amico che non c’è più.

Au revoir!


Durante il Black March…

Il periodo di “Black March” volge verso la metà della sua durata, in questo post volevo radunare tutte le scemenze sciocchezze baggianate (no, no, no: buono il primo) scemenze compiute nel frattempo, ma mi sono accorto che gli articoli da citare e commentare sarebbero stati troppi, praticamente un lavoro giornalistico che non ho né la presunzione, né la voglia di fare.

Ne citerò solo alcuni, per esemplificare cosa sta succedendo nel frattempo in Italia e nel resto del mondo.

Questi http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/pirata-stato-pirata/194808/ sono i primi pirati, e poi rompono le balle a noi se ci vediamo un film, ci ascoltiamo una canzone o ci leggiamo un libro;
qui http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2012/03/03/visualizza_new.html_127199374.html potrete rendervi conto della fine che fanno i nostri soldi quando decidiamo di ricompensare un autore comprando la sua opera;
chicca delle chicche http://ehibook.corriere.it/2012/02/24/se-la-biblioteca-%C2%ABregala%C2%BB-il-libro/ : il tentativo di distribuire gli ebook tramite biblioteche (iniziativa lodevole), ma ripristinando artificiosamente l’unico difetto delle biblioteche tradizionali… non c’è che dire: dei veri geni!!!
Per chi mastica un po’ d’inglese: in UK gli ISP sono costretti a contribuire ai costi della struttura per stanare i pirati e Wikipedia lascia il registrar pro SOPA GoDaddy.
Questo è già molto, per chi vuole approfondire, ed è solo una piccola parte di quanto accaduto nella prima quindicina… chissà la seconda!!!

Niente scarso giornalismo, dicevo… Avrei voluto parlare dei risultati del Black March…

Io ho rinunciato a spendere il solito budget mensile, che viaggia fra i 30 e i 50 euro (alle volte di meno, raramente di più), e, nello specifico di questo mese:
http://www.ultimabooks.it/flatlandia
http://www.ultimabooks.it/le-tredici
http://www.ultimabooks.it/guida-agli-animali-fantastici
http://www.amazon.it/gp/product/B006LD44QG/sr=1-4/qid=1331643470/ref=olp_product_details?ie=UTF8&me=&qid=1331643470&sr=1-4&seller=
http://www.amazon.it/Hordes-Of-Zombies-Terrorizer/dp/B006OG4KGY/ref=sr_1_1?s=music&ie=UTF8&qid=1331643722&sr=1-1
per un totale di 47,72 euro.

Se tutti avessimo avuto la costanza di non spendere una lira un euro durante questo periodo, forse si sarebbero accorti dell’errore che stanno facendo… purtroppo ho visto che l’organizzazione su Facebook conta solo 8342 persone… magari sono un po’ di più, sparse per le singole organizzazioni dei vari paesi, ma dubito che in totale superiamo i diecimila individui.

Un vero peccato, un’operazione inutile, se i numeri sono questi.

Continuiamo a tenerci dvd o br costosi ed irreperibili, mp3 ad un euro e trenta l’uno, ed ebook con drm.

Ho avuto, però, l’opportunità di constatare che si può vivere anche senza questi “prodotti”: un po’ con quel che già abbiamo (sto rileggendo un fumetto splendido che avevo acquistato una decina d’anni fa e non ricordavo più http://it.wikipedia.org/wiki/20th_Century_Boys, in edizione digitale, fatta da volenterosi, visto che la casa editrice non produce in formato digitale),  un po’ grazie alla produzione di artisti, meno famosi ma che non hanno nulla da invidiare ai “big”:
http://www.antonioagrestini.net/blog/post/33/ringo-sulla-luna-e-tornato
http://carlomenzinger.wordpress.com/2012/02/19/857/
http://www.giannisalinetti.com/music.html

Mi sono svagato lo stesso, ho il portafoglio più pieno e non sento la mancanza di quello che vuole impormi il mercato.

Nella prossima metà del mese, riprenderò a leggere i miei vecchi romanzi (così, con l’occasione, completerò il profilo su anobii) della collana Urania (anche questa digitalizzata da volenterosi, visto che la mondadori non si degna di farlo) ed ascolterò solo la musica essenziale, magari degli autori emergenti o dell’underground, soprattutto Romano, visto che delle loro “licenze” d’ascolto e di visione ne ho fin sopra i capelli.

Credo che continuerò su questa linea anche dopo il Black March, ne guadagnerò in salute e denaro.


Marzo nero.


Da domani.

Perché parteciperò all’iniziativa?
Non farò la morale sulla censura di internet, sulla pena del reato di condivisione di materiale protetto da copyright rispetto allo stupro e al genocidio, sulla chiusura preventiva dei siti senza processo, e così via… di queste ne hanno già parlato in blog ben più importanti del mio, in maniera ben più esaustiva di quanto potrei fare in questo piccolo post.

Il problema sembrerebbe di natura commerciale: gli editori ritengono che se esistono dei canali che distribuiscono i “loro prodotti” gratis, la conseguenza è che hanno un guadagno ridotto.
Chi sono gli editori?
Non a caso, nella frase precedente, ho scritto “loro prodotti” fra virgolette, proprio perché non sono i “loro prodotti”, ma sono delle opere create da autori che vengono “impacchettate” e vendute, come qualsiasi altra merce. Fra l’altro vengono vendute delle copie, che loro chiamano “originali”.
Copie originali… che ossimoro… ma lasciamo stare, altrimenti divago troppo.
Ecco chi è l’editore. L’editore e colui che detiene il diritto esclusivo di distribuzione delle copie; avendo questo diritto come esclusivo, può decidere e disporre del proprio mercato, anche infischiandosene dell’eventuale cliente, che avrà una sola offerta, prendere o lasciare. Non solo economica, ma anche di disponibilità.
Il digitale ha portato un grosso scompiglio al loro sistema, in quanto fare una copia è diventato semplice ed alla portata di tutti, il bene è replicabile all’infinito, praticamente senza costi e senza sottrarre nulla a nessuno.
Un bel problema, non lo nego, ma cosa è stato fatto per porre rimedio?
Primo tentativo: proteggere i files.
Risultato: un disastro. Qualsiasi protezione esista, è aggirabile, quindi non riesce ad essere un vero e proprio deterrente… anzi, molte volte complica di più la vita del povero cliente che vorrebbe usufruire del bene pagato sonatamente: musica ascoltabile su un solo dispositivo, film che non si vedono, impossibilità di eseguire un backup, libreria persa per un guasto hardware, e così via.
La musica l’ha finalmente superata, dopo un po’ di CD che non si sentivano e di mp3 che potevano essere ascoltati solo sul lettore abilitato, e benché sia il contenuto più facilmente copiabile ed il più copiato, il mercato va abbastanza bene.
I libri sono ancora in stato embrionale, quindi ancora in tentativo di protezione, ma mi sembra che gli ebook protetti da DRM siano abbastanza snobbati e i produttori che ne fanno uso moderatamente sberleffati. Con la speranza che si ravvedano presto.
Con i film c’hanno provato, ma quando hanno visto che la protezione era molto costosa e facilmente aggirabile hanno lasciato perdere… è sopravvisuta solo quella regionale, ma solo per gli accordi dei distributori, infatti è aggirabilissima, tecnicamente, anche questa… magari è più deterrente la lingua che la protezione in sé.
Secondo tentativo: piangere per la pirateria.
Risultato: inutile. Da quando attuano questa soluzione sono andati di male in peggio: per un sito che chiude, ne aprono 10, per una tecnologia bloccata ne nascono 100, per ogni legge a loro favore nascono nuove infrazioni, senza che queste possano in alcun modo portargli un beneficio. Soluzione in essere tutt’oggi, con armi (leggi) sempre più forti e repressive, ma con il medesimo risultato: la pirateria aumenta a livello esponenziale.
Terzo tentativo: tentare di migliorare l’offerta.
Risultato: buone speranze, ma che ha introdotto, per loro, nuovi problemi. I tentatiti sono in alcuni casi primordiali e ancora non del tutto efficaci (si pensi ad itunes, netflix, hulu, youtube e altri), o meglio, più efficaci per alcuni, meno per altri… tentativi di business alternativi che non sempre hanno avuto il successo sperato. A questi si contrappongono, però, leggi troppo limitanti, intermediari troppo parassiti e società vetuste che non riescono più a tutelare gli interessi degli associati.
Migliorare l’offerta vuol dire anche ampliare il catalogo, non dimenticare le opere più vecchie, fidelizzare l’utente, tutte cose abbastanza ignorate.
Qualcosa è andato bene e qualcosa no, ma in linea di massima sarebbe stata (e lo è ancora) la strada più efficace da perseguire.
Qual è la difficoltà allora? e quali sono i “nuovi problemi” a cui facevo riferimento?
Molto comodo da parte loro dire che “gli scariconi” sono la maggiore difficoltà: questi non sarebbero mai stati clienti, non avrebbero mai acquistato, e, benché abbiano centinaia di terabytes di materiale, non avrebbero comprato nulla (concedetemi gli estremismi) e non sono artefici dei loro mancati guadagni. Un discorso conveniente da parte degli editori, ma per nulla convincente… che fra l’altro non migliora la situazione, anzi, è evidente che la sta peggiorando.
Di “nuovi problemi” parlavo… e sono questi che preoccupano gli editori.
L’affinamento di questa soluzione ha aperto nuovi scenari, catastrofici per gli editori di oggi: essere bypassati, superati, inutili.
Oddio, so’ stato troppo catastrofico, ma il senso è (più o meno): perdita del diritto esclusivo di distribuzione delle copie.
Per cosa credete che sia stato chiuso Megaupload?
Esistono centinaia di servizi simili a megaupload, con gli stessi contenuti protetti da copyright, ma infinitamente migliori per usufruirne, tipo: niente attesa fra un download e un’altro, maggiore banda disponibile, recupero di download interrotto, download paralleli, etc. Quindi perché è stato cassato proprio questo?
Megaupload si preparava, forte della sua potenza economica (ottenuta illegalmente, ma come tanti altri potenti oggi, che quando l’hanno ottenuta legalmente è stato solo per leggi che gli hanno adeguato) ad offrire su larga scala contenuti protetti, stipulando accordi commerciali direttamente con gli autori, togliendo di fatto la terra sotto i piedi degli editori attuali. Magari non è vero, il ciccione di megaupload Kim DotCom è davvero un pedoterrorsatanista e si merita tutti i suoi 50 anni di carcere.
Ma diciamo che di megaupload non ce ne frega niente, ritorniamo alla “perdita del diritto esclusivo di distribuzione delle copie”.
In teoria, oggi, già tutti gli autori potrebbero distribuire le loro opere senza passare più per gli editori, non parlo per gli artisti già multimilionari, a loro non gliene frega niente, potrbbero farlo ma non avrebbero nessun vantaggio, avrebbero solo la scocciatura di dover cambiare metodo.
Molti autori emergenti oggi già lo fanno, e questi saranno gli autori affermati di domani, un domani, forse, senza editori, o con l’autore editore di se stesso.
Non posso prevedere il futuro, ma mi sembra evidente che il sistema che c’è oggi e che gli editori difendono con i denti grazie ad artifici legalizzati, non può avere futuro.
Gli editori devono cominciare a vendere quello che dovrebbero vendere, venendo incontro alle esigenze del cliente… se le offerte di megaupload e library.nu funzionavano tanto da guadagnare, potevano pensarci loro.
Nessuna battaglia ipocrita mascherata da disobbedienza civile: io scarico da siti alternativi perché mi danno un’offerta migliore: di cerchi di plastica, ebook con DRM e musica compressa non so che farmene.
Ah, pure le loro licenze di ascolto e visione possono mettersele in quel posto.
Se l’offerta è fatiscente ed in molti casi assente, è normale che si diffonda un mercato nero. Più questo si diffonde, maggiore è l’evidenza del fallimento dell’attuale struttura legale o, meglio, legalizzata.
Fino ad ora si può solo esaminare l’offerta ed, eventualmente, rifiutarla.
Di tutte le proteste sulla durata del copyright, sulla protezione con DRM, sulla scarsa disponibilità delle opere meno recenti, sui prezzi alti, sui balzelli inapplicabili ma che vengono comunque applicati, etc. non mi pare che gliene sia fregato mai niente a nessuno… se non, ma solo in parte, a qualcuno che poi ha avuto un successo strepitoso.

Per questi motivi eviterò qualsiasi acquisto, fruizione e anche “scaricamento” dei contenuti protetti, per fargli capire, con una forte perdita economica, che non sono interessato al loro prodotto se vogliono continuare a vendermelo alla stessa maniera pre digitale.

E’ ora che gli editori si mettano a vendere prodotti che la gente vuole, e smettere di propinarci merda solo perché sono gli unici che detengono il diritto di vederti una copia, diritto che hanno acquisito con leggi scandalose e compiacenti.