Settembre musicale

Finite le vacanze (un po’ di mare anche per me), si ritorna al quotidiano: la città, il lavoro… insomma il solito grigiore… fortunatamente il tocco di colore ce lo dà la musica, quest’anno con un grande ritorno: I CARCASS!!!

Non capisco tutte le critiche negative che hanno ricevuto per questo disco, non sarà il più bel disco death di tutti i tempi, non sarà allo stesso livello di Necroticism, ma lo stile “carcassiano” c’è tutto: è buona musica, ed è questo quello che conta.
Peggio ancora i vedovi di Owen (purtroppo non suonerà mai più, non possiamo farci nulla) e Amott, che ha preferito, con Erlandsson, di rispettare gli impegni con gli Arch Enemy.
Okay, Wilding non ha lo stesso “tiro” di Owen (e nemmeno di Erlandsson), ma fra le pelli se la cava molto bene: è giovane, e non si può dire che non sa fare il suo.
Il biondino Ben Ash non ne azzecca una è vero, ma nel disco ha una parte davvero marginale, fanno praticamente tutto il duo Walker-Steer, entrambi in splendida forma.
Meno menate, meno pippe mentali, è un gran disco.
Mi sembra di ritornare ai tempi dell’uscita di Illud Divinum Insanus dei Morbid, tutti a dire: “Ma che è?”, “Sempre la stessa solfa, nulla di nuovo”, ma che volevate, che facessero come i Cynic?
Ascoltate invece di criticare e godetevi il disco così com’è.

Altri buoni dischi, in attesa del ritorno degli Arcturus, sono i nuovi degli Ulcerate e degli Haken, quest’ultimo specialmente: mi è piaciuto più di Acquarius.
Caldamente consigliati.

In ultimo, la decisione di rinnovare l’arsenale bassistico: in arrivo due capolavori di liuteria polacca, nel mentre inganno l’attesa con un ottimo jazz Fugijen (aggiungiamo una fotina, suvvìa) che ho trovato ad ottimo prezzo: una spanna sopra a tutto il resto della mia strumentazione.

Fujigen

La gioia di ri-suonare insieme ai miei amici, il pensiero ad un nuovo progetto che si farà, non appena sarò pronto (e deciso, soprattutto).

Mi aspetto anche un buon ottobre.


Siamo fuori coi volumi? – fare musica dal vivo nell’Italia del 2013

Condivido appieno questo post.
Anzi, l’ha pure dipinta meglio di come è in realtà.
Alle volte mi viene voglia di lasciar perdere, ma l’amore per la musica è troppo grande.

indie sto cazzo.

Questo post è scritto in qualità di uno che la musica la scrive e la suona e probabilmente sarà letto, apprezzato e condiviso soltanto da musicisti. Il problema è proprio questo.

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Sogni di carta (elettronica)

Delle cose che faremo domani, fra un anno o fra dieci anni, non possiamo esserne certi.
Eppure, ci sono delle cose che continuerò a fare sino a che ne avrò la possibilità e la forza… La musica, suonare sul palco, è una di queste, mi piace il fluire delle note, il calore del pubblico, la complicità con i compagni della band; creare suono durante il concerto, passione fra la gente… Oltre a questo, una cosa a cui non rinuncerei mai è la lettura… molto diversa dalla passione musicale, agli antipodi: intima e solo a mio uso e consumo.
Immergermi nella lettura mi permette di separarmi dalla realtà, vivere un’avventura fantastica, da sogno… magari sto mesi senza leggere nulla per poi ritrovarmi a divorare pagine su pagine di romanzi o anche solo di racconti, completamente assorto nelle 3-4 ore giornaliere che posso dedicargli.
Oggi ho finito di rileggere “Labirinto di morte” di un Dick meno conosciuto rispetto a “La svastica sul sole”, “Blade Runner” e “Rapporto di minoranza”, in un ipotetico cammino “fanta-teologico” cominciato con “Ubik” (in rilettura anche questo) e proseguito con “Guaritore Galattico”.
E ora via, verso la trilogia di Valis, per concludere con “Un oscuro scrutare”, per riscoprire colui che a mio avviso è il più grande autore di fantascienza di tutti i tempi.
Sino a che il mio cuore continuerà a battere, sino a che la mia vista me lo permetterà… Poi, imposterò il mio ebook reader ad un carattere per pagina!
Almeno per la vista… per il cuore, non credo di poter fare molto.

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